02/04/2010
L'impressione fu buona, anzi ottima
L'impressione fu buona, anzi ottima. Si maravigliavano che un giovane
avesse saputo far tanto. E pi cresceva lo stupore, quando si veniva
ad osservare in ogni sua parte il dipinto. La composizione era
saviamente ideata e distribuita con raro giudizio. Nobilissimo
l'atteggiamento del Santo, e bene inteso. Naturalmente collegata, la
doppia azione della figura, con quella destra levata a benedire e
quella sinistra distesa indietro per accennare al suo popolo che
volesse star cheto e tranquillo. Il terrore, l'ansiet, la speranza,
erano efficacemente espressi in quei volti e in quelle mosse d'uomini
e donne che si accalcavano nel fondo del quadro. Solo alle prese col
serpente san Donato mostrava una serenit maravigliosa, giustificata
dai primi effetti della sua benedizione. La belva, cos minacciosa
nell'orridezza delle forme e nel lampo degli occhi, da far rizzare i
bordoni ai riguardanti, si contorceva nello spasimo dell'agonia;
voleva ancora uccidere e si sentiva morire. Tutto ci era reso
stupendamente, e composizione e disegno facevano onore all'artista.
Nessuno, degli intendenti, poteva dire che fosse opera di mastro
Jacopo. Si notava un fare che non era il suo, per solito pi leccato e
pi languido. E il colore? Bisognava vedere il colore, com'era pieno
di vaghezza e di sugo.
--Pieno, fin troppo;--aveva notato uno di quei critici che cercano il
pel nell'uovo e non disperano di trovarcelo.
--Il dipinto ancora un po' fresco;--rispondeva un
vicino;--aspettate.
--Vuol dire che non abbiamo ancora la tinta vera;--ripigliava
quell'altro.--Come giudicarne allora? Seccando l'intonaco, non
potrebbe sbiadire il dipinto? Gi nell'affresco, l'essenziale di
conoscere il valore delle tinte. Come volete che lo conosca lui, a
vent'anni, o gi di l?--
Ad onta di questa critica, che gi voleva tirare in ballo il futuro,
l'opera di Spinello Spinelli fece un chiasso da non dirsi a parole. E
per tutto quel giorno e per altri alla fila ci fu grande concorso di
popolo nel Duomo vecchio d'Arezzo. Per giudizio universale, la citt
poteva rallegrarsi; il suo pittore era nato.
Mastro Jacopo accoglieva con la sua aria burbera le congratulazioni
dei cittadini.
--Non parlate di me, che non c'entro;--rispondeva egli a coloro che
volevano riferire agli insegnamenti suoi il merito di un cos valente
discepolo.--Io non gli ho insegnato quasi nulla. venuto da me come
poteva andare da un altro, e da un altro sarebbe riescito lo stesso
che riescito da me. L'unica differenza che io posso ammettere
questa, che un altro si sarebbe ingelosito di lui, lo avrebbe tenuto
gi, molto gi, e non gli avrebbe certamente dato da dipingere una tra
le medaglie a lui allogate. Io, invece, ho fatto per Spinello Spinelli
quel che si fa, o che si dovrebbe fare, per un amico. Ma, per carit,
non mi parlate d'insegnamenti. Quel benedetto ragazzo aveva gi la
scintilla in testa, l'ha portata nel mio focolare e s' acceso il suo
fuoco da s. Un'occhiata a ci ch'io facevo, ecco tutto. Perch,
infine, la parte manuale, la praticaccia dell'arte, bisogna
apprenderla da qualcheduno. Ma qui si ferma il merito mio. La verit
una e va detta senza risparmio.
--Per altro,--gli rispondevano,--Spinello Spinelli si loda molto di
voi e ripete a tutti che vi debitore d'ogni cosa.
--Spinello ha buon cuore e parla come il cuore gli detta. Ma scusate,
come sarebbe possibile che io nel giro di pochi mesi gli avessi
insegnato tanto? Volete che vi dica io com' andata? Spinello aveva la
testa fatta in quel modo che l'hanno i grandi pittori, piena di verit
e di magnificenza. Aveva il sentimento del colore negli occhi;
l'argento vivo sulle dita; la febbre dell'arte nel sangue. Tale era
Giotto di Bondone, e tale sarebbe stato, anche se, scambio di Cimabue,
lo avesse veduto e preso con s un pittoruccio da dozzina. Per
intender Giotto non occorreva, in fede mia, esser neanche una cima;
bastava non essere a dirittura un bue.--
Con questa celia mastro Jacopo si liberava dai piaggiatori ostinati.
Forse caricava un po' troppo la dose; ma era necessario far cos, per
levar di mezzo la diceria del Chiacchiera e de' suoi degni colleghi,
secondo i quali mastro Jacopo doveva aver messo mano nel dipinto di
Spinello.
--Non lo diranno pi, per bacco baccone,--borbottava egli tra i
denti,--non lo diranno pi che il San Donato farina del mio sacco.--
Ai massari del Duomo vecchio, poich ebbero veduto il dipinto e udita
quella gara di lodi, mastro Jacopo parl in questa guisa:
--Orbene, messeri onorandissimi, che vi pare? Dobbiamo noi rastiare
l'intonaco e dipingere un altro Miracolo di san Donato?
--Ah, mastro Jacopo, avevate ragione voi;--risposero quei
valentuomini.--Ecco uno scolaro che vi far onore.
--Dite un genero, messeri, un genero che mi far contento.
--Ah, s, quello il premio che gli date. Se buono d'indole come
valente di mano, fortunata la vostra figliuola, e fortunato voi,
mastro Jacopo.--
Il vecchio pittore tornava a casa con un cuore tanto fatto. Egli era
il pi felice tra tutti i babbi d'Arezzo.
14:04
Scritto da: causaco
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